30 situazioni transcromatiche

Galleria Falchi, Milano 1972

testo di Carlo Belloli

Al principio del 1972 risale la mostra alla Galleria Falchi di Milano curata da Carlo Belloli, tra i precursori negli studi critici dell’arte concreta e della visualità strutturata.
Nel suo testo introduttivo alla mostra ospitata da Silvano Falchi (“gallerista illuminato”, così lo definisce Ben Ormenese in un suo profilo biografico), egli premette di conoscere Finzi fin dal 1958 testimoniando “l’irriducibile tenacia”, nonché “la coerente evoluzione, nell’ambito del cinevisualismo cui dedicò nel 1959 le sue prime, autonome, certezze modulari di cromoespansività, quando ancora i pittori italiani a lui coetanei preferivano sottoscrivere il neoespressionismo taschista e il materismo gestuale, allora in accertata dinamica di mercato, snobbando i rari operatori plastici di pertinenza inoggettiva, concreta, transcostruttivista, accusati di “decorativismo”, di antiarte, di frigidità espressiva, di freddezza spirituale”.

La mostra si compone di un intero ciclo di opere (per l’esattezza 32) realizzate nel 1971, tra le più suggestive e storicamente importanti dell’intera vicenda artistica fnziana dal titolo “tensimodulatori ultralineari”.